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Kutaragi vede il gaming fermo: serve curiosità per cambiare rotta

Ken Kutaragi parla di stagnazione nei contenuti e nel modo di creare videogiochi. Per l’ex mente di PlayStation, la svolta arriverà dagli sviluppatori.

Michele “Kuro”
2 min di lettura
Ken Kutaragi in un contesto legato a PlayStation con sfondo minimalista

Ken Kutaragi torna a mettere il dito nella piaga dell’industria videoludica: il problema, dice, non è la tecnologia in sé ma la mancanza di una vera spinta creativa. L’ex dirigente Sony e figura chiave dietro la prima PlayStation ha descritto il settore come in stagnazione sul fronte dei contenuti, pur sostenendo che non abbia ancora esaurito il proprio potenziale.

Il punto non è solo il giudizio severo, ma la diagnosi che lo accompagna. Secondo Kutaragi, il modo di sviluppare videogiochi non è cambiato in modo sostanziale dall’epoca di PS1. È un’accusa pesante perché sposta il dibattito dal numero di poligoni, dagli effetti e dall’hardware alle abitudini con cui si costruiscono i giochi: se la macchina corre più veloce ma le idee restano ferme, il salto in avanti rischia di essere più cosmetico che sostanziale.

Nel suo intervento al panel di apertura dell’ultima edizione del CEREC, Kutaragi ha però evitato il pessimismo totale. La sua tesi è che il settore sia vicino a un punto di svolta e che questo arriverà grazie al talento e alla curiosità degli sviluppatori, cioè delle persone che trasformano strumenti e idee in esperienze concrete. In altre parole, la rivoluzione che auspica non sembra affidata a una singola tecnologia salvifica, ma a un cambio di mentalità nel processo creativo.

Resta un limite importante: Kutaragi parla di innovazioni “rivoluzionarie”, ma non precisa quali siano, né quando possano arrivare, né chi le realizzerà. È una previsione che funziona come segnale d’allarme più che come roadmap. E proprio per questo va letta con attenzione: quando una figura così influente dice che l’industria si sta accontentando, il messaggio non riguarda solo i grandi publisher, ma anche il rischio di normalizzare formule già note al pubblico.

Il punto del Salotto

La parte più interessante delle parole di Kutaragi è che non attacca il videogioco come mezzo, ma la sua abitudine a ripetersi. E questo, per i giocatori, conta eccome: se la creatività rallenta, il problema non è solo l’ennesimo sequel, ma la sensazione di vedere sempre la stessa ambizione con costumi diversi. La buona notizia è che Kutaragi non parla di declino inevitabile: per lui la partita è ancora aperta, a patto che gli sviluppatori tornino a rischiare qualcosa di più.

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