Onimusha vendite Giappone: Way of the Sword non si è limitato a una buona partenza. Nella classifica giapponese Famitsu relativa alla settimana dal 7 al 13 settembre 2026, la versione PS5 ha conquistato il secondo posto assoluto con 19.654 copie fisiche stimate. La versione Nintendo Switch 2 è invece quinta con 7.070 copie. Sono numeri che rendono il quadro molto più interessante di un semplice “è ancora in classifica”.
Al debutto il nuovo Onimusha era partito al primo posto su PS5 con 76.530 copie e al terzo su Switch 2 con 19.499 copie. Dopo due settimane, i due formati hanno quindi raggiunto rispettivamente 96.184 e 26.569 unità fisiche stimate in Giappone. In totale fanno 122.753 copie: non un dato globale, non il risultato digitale e neppure una sentenza sul futuro della serie, ma un segnale concreto di tenuta nel mercato domestico.
Il contesto internazionale allarga ulteriormente la prospettiva. Capcom ha comunicato che Onimusha: Way of the Sword ha superato un milione di copie nel mondo già nel giorno di lancio, contribuendo a portare l’intera saga oltre quota dieci milioni. I dati globali e quelli Famitsu non sono direttamente confrontabili — cambiano territorio, piattaforme e canali di vendita — ma insieme raccontano un ritorno che non sembra vivere soltanto di nostalgia.
Onimusha vendite Giappone: dal primo al secondo posto
Rhythm Heaven Groove è tornato in vetta con 24.756 copie, mentre Onimusha su PS5 si è fermato a 19.654. Il distacco è quindi di 5.102 unità: abbastanza per perdere la prima posizione, ma non per parlare di un crollo. Anzi, per un action rivolto a un pubblico adulto e per una serie rimasta senza un nuovo capitolo principale per vent’anni, restare così vicino al vertice nella seconda settimana è probabilmente il dato più significativo.
Il calo rispetto al debutto è marcato, come accade spesso ai titoli sostenuti da prenotazioni e acquisti al lancio. La versione PS5 passa da 76.530 a 19.654 copie settimanali; quella Switch 2 da 19.499 a 7.070. La lettura corretta non è ignorare questa discesa, ma valutarla insieme alla posizione: Onimusha perde parte della spinta iniziale e, nonostante questo, conserva due versioni nella top 5.
È proprio qui che la classifica smette di essere un elenco e comincia a raccontare qualcosa. Il nome Onimusha ha certamente riacceso ricordi, ma un marchio storico non resta in alto per inerzia. Serve un prodotto capace di trasformare la curiosità in acquisti anche dopo il primo fine settimana.
Un ritorno che Capcom può leggere come investimento
Way of the Sword arriva dopo una lunga assenza e ha sulle spalle una responsabilità doppia: convincere chi ricorda la serie dai tempi di PlayStation 2 e presentarsi a chi non ha mai impugnato un Guanto Oni. Il milione globale annunciato da Capcom dimostra che la prima missione è riuscita. La tenuta giapponese suggerisce che l’interesse non si è esaurito nella giornata di lancio.
Questo non significa che un seguito sia già garantito. Mancano ancora dati completi sulle vendite digitali, sulla distribuzione tra territori e soprattutto sulla tenuta nei mesi successivi. Però il messaggio industriale è leggibile: riportare in scena una proprietà storica può funzionare quando non viene trattata come un reperto, ma come un gioco contemporaneo con una propria identità.
Chi sta seguendo le uscite del mese può ritrovare Onimusha anche nel nostro calendario dei videogiochi di settembre 2026, insieme agli altri titoli che stanno contendendosi attenzione e tempo dei giocatori.
Il punto del Salotto
La parte che mi convince di più non è il milione del primo giorno, per quanto sia il numero destinato ai titoli. È il secondo posto della settimana successiva. Il lancio misura l’attesa; la seconda settimana comincia a misurare la fiducia, il passaparola e la capacità di non essere dimenticati appena passa l’effetto novità.
Onimusha non ha vinto di nuovo la classifica, ma ha fatto qualcosa di forse più utile per il futuro della serie: ha dimostrato di poter perdere la vetta senza uscire dalla conversazione. Adesso serviranno altre settimane per capire la lunghezza della sua corsa. Per ora, però, il ritorno di Musashi non sembra un’operazione malinconica costruita per chi c’era vent’anni fa. Sembra l’inizio di una nuova possibilità.
