Il ritorno di Bloodborne continua a restare in sospeso, e stavolta il motivo arriva da chi in PlayStation c’era davvero ai tempi giusti: Shawn Layden. L’ex responsabile del brand ha spiegato che il problema non è solo creativo, ma soprattutto legale, perché i diritti del gioco sarebbero divisi tra PlayStation, FromSoftware e Kadokawa Corporation. Tradotto: prima ancora di immaginare un sequel o un remake, bisogna mettere d’accordo più soggetti sullo stesso progetto.
Layden ha descritto il recupero dei vecchi giochi come un’operazione delicata anche sul piano del rispetto dell’opera originale. Nel caso di Bloodborne, però, la complessità aumenta proprio per la struttura della proprietà intellettuale. E questo aiuta a leggere meglio perché, a distanza di anni, il gioco resti uno dei nomi più richiesti dal pubblico senza che si sia arrivati a un annuncio concreto.
Un dettaglio importante è che la questione non riguarda solo il desiderio dei fan, ma anche la possibilità pratica di far partire un progetto. Quando i diritti sono distribuiti tra più attori, ogni ipotesi deve superare un passaggio di approvazione condiviso. Non è il classico “basta volerlo”: serve allineare editor, sviluppatore e chi detiene la parte societaria dello studio coinvolto.
La situazione è resa ancora più curiosa dal fatto che Bloodborne resta vincolato alla PS4, pur essendo giocabile su PS5 tramite retrocompatibilità. Intanto, la vetrina delle ipotesi si è già allargata altrove: si è parlato di un remake proposto da Bluepoint Games prima della chiusura dello studio da parte di PlayStation, mentre Shuhei Yoshida aveva ipotizzato che Hidetaka Miyazaki non volesse lasciare ad altri mano libera sul progetto.
In parallelo, esiste anche un fronte diverso dal videogioco: un adattamento animato di Bloodborne è in lavorazione con JackSepticEye come co-produttore. Non cambia il quadro sul gioco in sé, ma conferma quanto il marchio resti vivo nell’ecosistema PlayStation, nonostante l’assenza di novità concrete sul fronte principale.
Il punto del Salotto
Il valore di questa notizia non sta in un annuncio, che non c’è, ma nel chiarire perché le attese su Bloodborne restino così frustrate. Il punto, oggi, sembra essere meno “manca la volontà” e più “manca un terreno comune su cui costruire il ritorno”. Ed è una differenza enorme: nel primo caso basta aspettare il momento giusto, nel secondo serve una trattativa che non appare affatto semplice.
