Cyberpunk 2077 avrà un adattamento live-action sviluppato da Paramount Pictures, con CD Projekt RED e il produttore Lorenzo di Bonaventura coinvolti nel progetto. È la conferma che sposta la serie di nuovo fuori dal solo perimetro videoludico, puntando su uno dei marchi più riconoscibili dell’ultimo decennio.
Al momento, però, il film resta soprattutto un annuncio di intenti. Non sono stati resi noti né il regista né lo sceneggiatore, e non è ancora stato chiarito quale storia verrà adattata. Questo significa che, per ora, l’attenzione si concentra più sulla direzione industriale del progetto che sui contenuti: una scelta che conta, perché in casi come questo il nome giusto dietro la cinepresa può pesare quanto il marchio sul poster.
La notizia arriva in un momento favorevole per il franchise. Cyberpunk 2077 continua a vendere bene dopo un lancio iniziale problematico, mentre Cyberpunk: Edgerunners ha mostrato che l’universo creato da CD Projekt RED può funzionare anche in altri formati. In altre parole: non si tratta di un esperimento campato in aria, ma di un tentativo di capitalizzare su un brand che ha già dimostrato di reggere il passaggio tra media diversi.
Resta però aperta la questione più interessante per il pubblico: il film proverà a raccontare una storia nuova o guarderà al materiale del gioco? E, soprattutto, riuscirà a evitare il solito effetto “licenza famosa, adattamento anonimo”? Qui il margine di errore è ampio, perché il live-action di un mondo come Cyberpunk deve trovare un equilibrio delicato tra estetica, tono e accessibilità per chi non conosce già il gioco.
Il punto del Salotto
Il valore della notizia non sta solo nel fatto che il film esista, ma nel segnale che manda: Cyberpunk 2077 è abbastanza forte da diventare un progetto cinematografico di primo piano, non un semplice cameo nel grande circo degli adattamenti. Però la vera prova comincerà quando arriveranno i dettagli creativi. Senza quelli, oggi abbiamo un’operazione industriale solida; domani, magari, un buon film. O un altro promemoria che le proprietà intellettuali, da sole, non scrivono nemmeno una scena decente.
