Un documentario canadese dedicato alla storia di BioWare era già in produzione da due anni quando è arrivata la chiusura dello studio annunciata da EA. La notizia cambia il peso del progetto: non più solo un racconto retrospettivo, ma un’opera che rischia di arrivare come testimonianza finale di una realtà creativa che ha segnato un’epoca.
Il film si intitola Massive Effect: The BioWare Story e, secondo quanto riferito, raccoglie interviste con i fondatori Ray Muzyka, Greg Zeschuk e Augustine Yip, oltre a figure chiave dello sviluppo come Casey Hudson, Mark Darrah, David Gaider, Drew Karpyshyn, Aaryn Flynn, Mac Walters, Trent Oster, James Ohlen e Caroline Livingstone. Tra i partecipanti ci sono anche la doppiatrice Jennifer Hale, l’ex CEO di EA John Riccitiello e Douglas Reilly, vicepresidente di Lucasfilm Games. Un parterre che da solo dice parecchio su quanto sia ampia l’eredità dello studio, senza bisogno di ulteriori fanfare.
Il regista e sceneggiatore Akash Sherman ha definito la chiusura uno snodo che trasforma il documentario in una sorta di saluto finale. Anche i fondatori dello studio, in una dichiarazione riportata dalla fonte, hanno sottolineato che BioWare non era solo un logo o un edificio, ma un insieme di persone, storie, collaborazioni e fan che hanno tenuto vivi quei mondi. È un passaggio importante perché sposta l’asse del progetto: non celebra soltanto i giochi, ma il modo in cui sono stati costruiti e tramandati.
La distribuzione è indicata per il prossimo anno, ma la fonte non precisa ulteriori dettagli su uscita, formato o canali. Resta invece un altro elemento interessante: mentre il documentario si avvicina alla fase finale, il compositore Sam Hulick ha condiviso una nuova versione riarrangiata del trailer trapelato di Mass Effect Universe come gesto d’addio. Sullo sfondo, inoltre, il progetto televisivo di Amazon su Mass Effect risulterebbe ancora in sviluppo.
Il punto del Salotto
Questa è una di quelle notizie in cui il contesto pesa quasi quanto il fatto in sé. Un documentario su BioWare poteva già essere rilevante per chi segue la storia del medium; dopo la chiusura dello studio, diventa anche un archivio emotivo e culturale. Il limite, per ora, è che sappiamo poco sulla forma finale del film: l’impatto narrativo è chiaro, i dettagli concreti di distribuzione molto meno. Ma come segnale, il messaggio è forte: certe storie non finiscono quando si spegne un’insegna.
