Jon Batiste, premiato musicista e compositore, ha parlato del suo rapporto con la musica dei videogiochi in una conversazione legata a The Legend of Zelda: Ocarina of Time. Il punto interessante non è solo il nome pesante sul palco, ma il modo in cui collega l’ascolto alla memoria di gioco: per lui quella colonna sonora non accompagna semplicemente l’avventura, la definisce.
L’occasione è stata un evento di lancio a New York per la riedizione di The Legend of Zelda: Ocarina of Time su Switch 2, dove Nintendo lo ha voluto come ospite speciale. Batiste ha raccontato di conoscere bene il linguaggio dei videogiochi da quasi trent’anni, e di aver trovato ispirazione in serie come Sonic the Hedgehog e Final Fantasy VII già agli inizi del suo percorso musicale. Non è un dettaglio decorativo: spiega perché le sue osservazioni sul sound design del gioco di Nintendo suonino tutt’altro che superficiali.
Nel suo commento su Ocarina of Time, Batiste insiste su un’idea precisa: la musica alterna accordi maggiori e minori in modo da creare una sensazione di apertura e di continuo movimento. La sua lettura è interessante perché mette in relazione la scrittura musicale con la struttura stessa del mondo di gioco, come se la soundtrack riuscisse a tradurre in suono l’espansione dell’avventura di Link. In altre parole, non la descrive come semplice “tema memorabile”, ma come architettura emotiva.
Tra i brani che cita, Song of Storms è quello che sente più vicino. E qui emerge un aspetto utile per chi segue i videogiochi da anni: per Batiste, una grande colonna sonora non si limita a restare impressa, ma invita quasi a essere suonata, rielaborata, riportata fuori dallo schermo. È un modo di leggere la musica dei videogiochi molto vicino alla cultura dei fan, dove il tema giusto non finisce nei titoli di coda ma continua a vivere in cover, performance e ricordi condivisi.
Il musicista ripercorre anche il suo passato con Nintendo, dal NES a Donkey Kong, Duck Hunt e Super Mario Bros., fino a Street Fighter II e Mega Man X. Questo percorso spiega perché la sua opinione su “Guile’s Theme” abbia un peso particolare: quando dice che quel brano “va con tutto”, non sta solo rilanciando un meme, ma descrivendo una composizione capace di catturare subito l’attenzione grazie a ritmo, brass e call and response.
Il punto del Salotto
Questa non è una notizia su un annuncio sensazionale, ma è comunque rilevante: conferma quanto la musica dei videogiochi sia ormai un linguaggio culturale capace di parlare anche fuori dal medium. Batiste funziona da ponte tra pubblico generalista e fandom perché unisce credibilità musicale e memoria videoludica, e infatti il suo intervento vale più come lettura critica che come semplice testimonianza di entusiasmo. La vera notizia, qui, è che Ocarina of Time continua a generare discorsi nuovi senza aver bisogno di farsi spiegare da chi non l’ha mai ascoltato davvero.