Ken Kutaragi, figura storica dietro la nascita di PlayStation, non pensa che l’industria del videogioco possa continuare a crescere con le stesse logiche di oggi. Dopo il suo intervento al secondo Game Republic New Horizons, ha definito poco sostenibile il modello che richiede anni di sviluppo e team di migliaia di persone. Il punto non è solo la dimensione dei progetti: per lui, il problema è che la formula stessa rischia di diventare “impossibile”.
La sua critica si allarga anche al mercato dell’hardware. Kutaragi sostiene che le piattaforme di gioco siano ormai “super costose” e quindi meno accessibili per molte persone, con i PC che arrivano a prezzi paragonati a quelli di un’auto. È un passaggio importante perché non riguarda soltanto una scelta creativa, ma l’equilibrio economico dell’intero settore: se l’ingresso costa troppo, anche l’idea di un pubblico ampio diventa più fragile.
Nel suo ragionamento entra anche l’AI, vista non come dettaglio laterale ma come possibile fattore di rottura. Kutaragi immagina un futuro in cui la comunicazione diventa la forma di intrattenimento più rilevante, e in cui sistemi intelligenti e robotici si avvicinano sempre di più. Non parla di una sostituzione immediata delle console, ma di uno scenario in cui il concetto stesso di piattaforma tradizionale potrebbe perdere centralità. È una tesi forte, e proprio per questo interessante: arriva da chi il mercato lo ha contribuito a costruirlo, non da chi lo commenta soltanto da fuori.
Il suo giudizio sui giochi moderni è netto anche sul piano produttivo. Kutaragi dice di aver visto al Tokyo Game Show un panorama sostanzialmente immobile, con grafica migliorata ma pochi altri cambiamenti. In parallelo, prende le distanze dalla lettura “vendicativa” del suo passato con Nintendo: racconta di non aver vissuto quel passaggio come una missione di rivalsa, ma come un’occasione per fare qualcosa di nuovo dopo lo strappo sui progetti CD-ROM.
Il punto del Salotto
La posizione di Kutaragi conta perché non è quella di un nostalgico qualsiasi: viene da una figura che ha vissuto dall’interno la costruzione del mercato console moderno. Il suo allarme sul costo di sviluppo e sull’accessibilità dell’hardware non dimostra che il modello AAA sia finito, ma mette bene a fuoco una tensione reale: più i progetti crescono, più rischiano di allontanarsi sia dai giocatori sia dalla sostenibilità industriale. La parte più interessante, però, è un’altra: l’idea che il futuro non si giochi solo su grafica e potenza, ma su nuove forme di interazione. Ed è lì che il settore dovrà decidere se innovare davvero o limitarsi a lucidare la stessa scatola, solo più costosa.
