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State of Decay 3 resta in marcia: Undead Labs è indipendente

Undead Labs chiude la separazione da Xbox e continua a lavorare su State of Decay 3, previsto nel 2027 su più piattaforme.

Michele “Kuro”
4 min di lettura
Logo e atmosfera post apocalittica con un gruppo di sopravvissuti davanti a un rifugio

Undead Labs ha completato il proprio distacco da Xbox ed è tornata a operare come studio indipendente, con una struttura gestita direttamente dai dipendenti. La notizia conta non solo per l’assetto societario, ma anche perché arriva in un momento in cui il colosso di Redmond sta portando avanti una riorganizzazione più ampia del proprio settore gaming. In pratica: il team cambia casa, ma non cambia obiettivo.

Il punto più importante, però, riguarda State of Decay 3. Lo sviluppo non si ferma, anzi: il gioco è indicato in fase Alpha e lo studio punta ad arrivare in Closed Beta entro la fine dell’anno, così da raccogliere i primi riscontri della community. È un dettaglio che dice molto sulla direzione del progetto: non siamo davanti a un annuncio di facciata, ma a una pipeline che sembra già organizzata per passare dalla lavorazione interna al confronto con i giocatori.

Per chi segue la serie, il passaggio a studio indipendente non equivale automaticamente a un rischio immediato. Certo, ogni cambio di struttura porta con sé incognite, ma qui c’è un elemento di continuità forte: il lavoro sul terzo capitolo prosegue e la finestra di lancio resta fissata al generico 2027. Al momento, questo è l’unico orizzonte temporale confermato, quindi niente corse a fissare il calendario con il pennarello rosso del giorno importante: il margine resta ampio e le cose possono ancora evolvere.

Un altro dato da tenere d’occhio è la distribuzione. State of Decay 3 è previsto su PS5, Xbox Series X/S, PC e al day one su Game Pass. È una combinazione che allarga parecchio il bacino potenziale e che rende il gioco interessante anche fuori dall’ecosistema Xbox, soprattutto dopo l’addio strutturale dello studio alla casa madre. Tradotto per il lettore: il marchio resta legato a un universo multiforme di piattaforme, e questo potrebbe pesare sia sul pubblico di riferimento sia sulla visibilità del progetto.

Cosa cambia davvero per i giocatori

Studio di sviluppo con schermata di test di State of Decay 3
Immagine: IGN Italia

Dal punto di vista del pubblico, la domanda non è soltanto “Undead Labs è ancora viva?”, ma “cosa significa questa autonomia per il gioco?”. Le fonti confermano che lo sviluppo continua e che i playtest sono già aperti sul sito ufficiale dello studio. Questo suggerisce una fase in cui il feedback esterno avrà un ruolo concreto, almeno sul piano dei test. Non sappiamo però ancora quali saranno gli effetti pratici del nuovo assetto su tempi, ambizioni o ampiezza del progetto: su questo, per ora, non ci sono conferme.

La separazione da Xbox è anche un segnale industriale interessante. In un periodo di assestamenti e dismissioni, un team che diventa indipendente ma resta operativo su un progetto già avviato è una notizia che parla di sopravvivenza, continuità e riorientamento. E qui c’è una sfumatura importante: non si tratta di un reboot, né di una svolta narrativa per la saga, ma di una cornice aziendale che può incidere in modo molto concreto sulla produzione.

I punti ancora aperti

Restano però alcune domande fondamentali. La prima riguarda i prossimi step dei test: lo studio ha aperto le registrazioni ai playtest, ma non ha ancora chiarito pubblicamente come si articoleranno le fasi successive. La seconda riguarda l’impatto dell’indipendenza sul team stesso, anche se la struttura a proprietà dei dipendenti fa pensare a una volontà di stabilità interna. La terza, inevitabile, riguarda il peso del 2027: una finestra così ampia non è una promessa di lancio imminente, ma un invito alla prudenza.

In altre parole, il quadro è incoraggiante ma non definitivo. C’è un gioco in sviluppo, c’è una roadmap dichiarata, c’è uno studio che prova a riprendersi il controllo del proprio percorso. Manca ancora tutto ciò che permetterebbe di parlare di sicurezza assoluta sul risultato finale.

Il punto del Salotto

La notizia funziona perché mette insieme due piani che spesso viaggiano separati: la storia industriale di uno studio e la salute concreta di una serie videoludica. Qui la parte davvero rilevante non è il cambio di etichetta societaria in sé, ma il fatto che questo non abbia bloccato State of Decay 3. Per un pubblico che segue la saga, è il segnale che conta di più. Per il resto, serve calma: tra Alpha, Closed Beta, playtest e una finestra di lancio ancora lontana, c’è spazio per sviluppi interessanti, ma anche per eventuali correzioni di rotta. E nel mondo dei videogiochi, come sappiamo, le rotte che sembrano dritte spesso fanno qualche curva prima di arrivare a destinazione.

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