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Virtual Boy, l’ex direttrice di Nintendo Power ricorda il disagio dietro le quinte

Gail Tilden ha raccontato quanto fosse complicato promuovere il Virtual Boy su Nintendo Power, tra mal di testa, dubbi editoriali e una console difficile da vendere anche sul piano visivo.

2 min di lettura
Gail Tilden davanti a una copertina di Nintendo Power dedicata al Virtual Boy

Gail Tilden, figura storica di Nintendo ed ex direttrice di Nintendo Power, ha raccontato senza troppi giri di parole quanto fosse scomodo lavorare alla promozione del Virtual Boy. Nell’intervista pubblicata su Retro Gamer, ha definito quel periodo uno dei più stressanti della sua carriera redazionale, spiegando che il problema non era solo il prodotto in sé, ma anche il modo in cui doveva essere raccontato.

Il punto, per Tilden, era semplice: il Virtual Boy le sembrava un dispositivo poco piacevole da gestire già allora, tra il display rosso e gli effetti fisici percepiti da chi lo provava. Ha detto che l’aspetto le ricordava una visita oculistica, una reazione che aiuta a capire perché la console fosse difficile da presentare come oggetto desiderabile per il pubblico di una rivista ufficiale Nintendo.

La parte più interessante del suo ricordo, però, non riguarda solo il gusto personale. Tilden ha collegato il caso del Virtual Boy ad altre situazioni in cui Nintendo Power doveva dedicare spazio importante a un prodotto che non era necessariamente il più forte del momento. Ha citato il precedente di Tetris, spiegando che la redazione si trovò a gestire contenuti imposti da logiche editoriali interne, con margini di manovra limitati e il problema concreto di riempire pagine senza trasformare ogni uscita in propaganda travestita da giornalismo.

Qui sta la parte più significativa della testimonianza: anche lavorando per una pubblicazione legata a Nintendo, Tilden dice di aver sentito il bisogno di mantenere dei principi editoriali. In pratica, il Virtual Boy diventava un banco di prova per capire fin dove si potesse spingere la promozione senza sacrificare del tutto la credibilità della rivista. È un dettaglio che oggi parla meno della console in sé e più del rapporto, sempre delicato, tra comunicazione ufficiale e autonomia redazionale.

Il punto del Salotto

La memoria di Tilden funziona perché non prova a riabilitare a tutti i costi il Virtual Boy, né a demolirlo con la facilità del senno di poi. Mostra invece quanto un hardware debole o semplicemente scomodo possa complicare anche il lavoro di chi, teoricamente, dovrebbe venderlo al pubblico. E ricorda una cosa spesso trascurata: nelle riviste ufficiali, il confine tra racconto, promozione e disciplina editoriale è sempre stato più stretto di quanto sembri. Il fatto che oggi il Virtual Boy venga anche riletto con occhi diversi non cancella il disagio che, all’epoca, generava persino dentro Nintendo.

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