Yoko Taro considera già realizzate con Drakengard molte delle sue aspirazioni iniziali. La riflessione emerge dal confronto con Keisuke Okabe a The Tenth Mosaic, tenuto il 22 e 23 settembre all’Institut français di Tokyo e raccontato da 4Gamer nel resoconto del 7 ottobre.
Perché continuare a sviluppare
Come riassume Automaton, Taro collega le ambizioni già soddisfatte al primo Drakengard. Parlando degli anni successivi, descrive il continuare a lavorare anche come una motivazione personale per restare mentalmente attivo, usando un’espressione provocatoria sulla prevenzione della demenza.
Non è una diagnosi né una dimostrazione di efficacia medica. È il modo in cui l’autore racconta il proprio rapporto con il lavoro; lo stesso resoconto giapponese lascia aperto quanto il tono debba essere preso alla lettera.
Mettere in discussione le convenzioni
La conversazione non si limita alla carriera: Taro invita anche a interrogare le abitudini del videogioco, fino alla necessità stessa di un finale. L’interesse è cercare soluzioni inattese anziché considerare intoccabili le strutture ereditate da altri titoli.
La lettura più utile è dunque creativa, non sanitaria: chiedersi che cosa spinga un autore a continuare dopo aver raggiunto i suoi primi obiettivi. Nelle fonti consultate queste parole non diventano un annuncio di pensionamento e non confermano un nuovo capitolo di NieR.
Foto d’archivio del 21 marzo 2018: Official GDC / Trish Tunney, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons. Ritaglio redazionale.
