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Zelda, il progetto Ubisoft con Ganondorf sarebbe stato cancellato

Un report parla di un gioco spin-off di Zelda sviluppato da Ubisoft Milano e poi fermato da Nintendo. Ecco perché questa cancellazione conta davvero per la serie e per il team coinvolto.

Michele “Kuro”
5 min di lettura
Zelda il progetto Ubisoft con Ganondorf sarebbe stato cancellato

C’è un dettaglio che rende questa storia più interessante del solito “progetto cancellato”: non si parla di un tentativo qualsiasi, ma di un gioco ambientato nell’universo di Zelda che avrebbe messo al centro Ganondorf, uno dei personaggi più riconoscibili della serie. Se confermato, sarebbe stato un cambio di prospettiva notevole per il franchise, anche perché il villain, fuori da Super Smash Bros., non è mai stato usato come protagonista in modo tradizionale.

Il report citato dalla fonte sostiene che il progetto era in sviluppo presso Ubisoft Milano con il nome in codice “Goliath”. In una fase iniziale avrebbe dovuto avere un protagonista originale, poi trasformato in Ganondorf. Nintendo, sempre secondo quanto riportato, avrebbe però bocciato il prototipo verso la fine del 2023. Da lì il progetto si sarebbe fermato, e parte del team avrebbe preso un’altra strada.

Perché questa cancellazione pesa più di altre

Una cancellazione non è solo una nota di colore per chi ama scavare nei dietro le quinte. Nel caso di Zelda, il punto è che parliamo di una serie con una forte identità creativa e con una gestione dei personaggi molto controllata. Un eventuale spin-off con Ganondorf avrebbe aperto una domanda semplice ma spinosa: quanto lontano può andare Nintendo quando decide di esplorare i suoi mondi attraverso occhi diversi?

La risposta, almeno per ora, sembra essere: non così lontano. E questo è già un dato utile. Se davvero il prototipo è stato respinto, significa che l’idea non ha superato la soglia di approvazione di Nintendo, che resta il guardiano finale dell’immagine della serie. Per i fan è un’indicazione importante, perché aiuta a capire quanto sia rigido il perimetro creativo attorno a Zelda, soprattutto quando un team esterno prova a proporre qualcosa di meno convenzionale.

C’è anche un altro elemento: un progetto del genere avrebbe richiesto di ripensare il ruolo narrativo del “cattivo storico” della saga. Non stiamo parlando di un semplice cambio di skin, ma di un modo diverso di costruire missioni, tono e identità del gioco. E proprio qui sta la parte più affascinante del caso: il mercato dei videogiochi è pieno di spin-off, ma non tutti i franchise reggono bene l’operazione. Zelda, per tradizione e sensibilità del pubblico, è uno dei casi più delicati.

Il passaggio di squadra e le incognite rimaste

La fonte racconta anche che Davide Soliani, coinvolto nella direzione dei giochi Mario + Rabbids, avrebbe lasciato Ubisoft insieme ad altri membri del team per fondare Day 4 Night, studio che sta lavorando a Bradley the Badger. Questo dettaglio non è secondario: indica che la cancellazione del progetto non ha solo archiviato un’idea, ma ha probabilmente contribuito a rimettere in moto energie creative altrove.

In più, Ubisoft avrebbe provato a proporre a Nintendo un’altra proprietà intellettuale in sostituzione del progetto cancellato, con Star Fox e Mario citati nel report. Anche qui, però, senza successo. È un passaggio che racconta bene il rapporto tra un grande publisher terzo e Nintendo: la collaborazione può esistere, ma non basta avere il marchio giusto sul tavolo. Serve che l’idea passi il filtro giusto, e quello filtro non è noto per essere particolarmente morbido.

Resta però una domanda aperta: quanto di questa ricostruzione è ormai storia definita e quanto è ancora soggetto a ulteriori conferme? Al momento, la notizia poggia su un report citato indirettamente dalle fonti disponibili. Non abbiamo una conferma pubblica da Nintendo o da Ubisoft, né dettagli ufficiali sullo stato del progetto oltre a quanto riferito. Questo non rende la storia meno interessante, ma invita a trattarla per quello che è: una ricostruzione credibile, non una comunicazione ufficiale.

Un precedente che parla anche agli appassionati di Zelda

La fonte richiama anche un altro caso: un presunto spin-off incentrato su Sheik, noto come Project X, che sarebbe stato cancellato ai tempi di Wii. Non serve molto per cogliere il punto: l’idea di espandere Zelda con personaggi laterali affascina da anni, ma concretamente resta una strada piena di ostacoli. L’universo della serie è ricco, sì, ma proprio per questo ogni deviazione va misurata con attenzione.

Per il pubblico, la notizia ha due implicazioni. La prima è culturale: conferma che dietro le quinte Nintendo non ignora affatto le possibilità di spin-off più audaci. La seconda è più pratica: dice che, almeno finora, nessuno di questi esperimenti ha trovato la forma giusta per arrivare al traguardo. E quindi ogni volta che emerge un nuovo progetto cancellato, il messaggio implicito è sempre lo stesso: l’idea c’era, ma non abbastanza da diventare realtà.

In controluce, la storia racconta anche quanto sia raro vedere Nintendo affidare a un team esterno un’esperienza così sensibile per la propria proprietà intellettuale. Se persino un concept con Ganondorf non ha superato la barriera, è facile immaginare quanto siano severi i criteri interni quando si tratta di reinterpretare un simbolo della saga.

Il punto del Salotto

Questa è una notizia che conta più per ciò che suggerisce che per ciò che mostra. Suggerisce che Nintendo abbia valutato, almeno per un momento, l’idea di un Zelda laterale molto diverso dal solito. Suggerisce anche che il margine per sperimentare, quando si tocca una serie così importante, resta stretto. Per chi segue Zelda, non è solo il racconto di un progetto naufragato: è una piccola radiografia del modo in cui il brand viene protetto.

Il lato curioso, quasi ironico, è che il progetto più interessante a volte è proprio quello che non vedremo mai. E qui il paradosso funziona: Ganondorf protagonista avrebbe acceso discussioni, aspettative e probabilmente polemiche sane. Ma la realtà industriale dei videogiochi è fatta anche di porte chiuse, prototipi respinti e team che cambiano rotta. Insomma, il castello era affascinante, ma l’ingresso non si è mai aperto.

Per ora, la cosa più solida da portare a casa è questa: la voglia di esplorare Zelda in modi nuovi esiste, ma la selezione per trasformarla in un gioco vero è durissima. E finché non arriverà una conferma ufficiale, questo resta uno dei tanti progetti che il mondo dei videogiochi ama sussurrare più che mostrare.

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